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Tippete Story PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
giovedý 29 marzo 2007

La prima volta che vidi Tippete era una fredda notte di primavera, di quelle romane, città strana che riesce a darti le sue famose ottobrate, giorni d’Ottobre caldi ed assolati, ma che riesce anche a farti morire di freddo in pieno Aprile. Era da qualche tempo passata la mezzanotte e con un mio amico stavamo ritornando verso la macchina dopo essere stati al cinema, dalle parti di Viale Libia, una volta grande arteria, oggi quasi decaduta. Risalendo lungo Via Tripoli, nel quartiere Africano, la flebile luce di una vetrina ci attirò, in una gabbia stava dormendo qualcosa di non facilmente identificabile, si vedeva una piccola palla di pelo in un angolo, avvicinai il viso al vetro e la palla di pelo di mosse, spuntarono due occhioni marroni e delle lunghe orecchie, si girò venne verso di me ed alzandosi in piedi cominciò a mordere le sbarre della gabbia. Sembrava dicesse : “Portami via portami via portami via”. La mattina seguente di buon’ora mi recai presso quel negozio di animali e lo portai via.

Era il 12 Aprile 1997.

Durante il tragitto verso casa era buffissimo, se ne stava nella sua gabbia sul sedile posteriore della mia auto con le quattro zampe aperte, terrorizzato dal movimento e dai rumori. Appena a casa lo pesai, 280 grammi, era talmente piccolo che lasciato un attimo per il pavimento corse a nascondersi dentro una scarpa. Man mano crebbe fino a raggiungere il suo tetto massimo di 2 chili e 150 grammi. Imparò a viaggiare in macchina e nei viaggi verso la mia casa di campagna dormiva beatamente, forse sapendo che all’arrivo avrebbe trovato un prato tutto per lui dove correre e giocare, dove strappare l’erba con i suoi denti aguzzi e rosicchiare i rametti della siepe; era uno spettacolo vederlo correre tra l’erba alta ed i rami, avendo l’impressione che dovesse schiantarsi da un momento all’altro contro un ostacolo che riusciva sempre ad evitare. Un giorno l’incontro ravvicinato con una talpa lo fece correre filato in casa a nascondersi. Ma la sua passione era scavare allegramente buche, soprattutto ai piedi della quercia, buche nelle quali poi si sdraiava a dormire.

Nel pieno della sua maturità venne chiamato a fare la star e nel Gennaio 2000 finì sulla copertina di Città 2001, proprio alcuni mesi dopo quell’evento cominciò la sua malattia.

Una mattina mi accorsi che un occhio sembrava un po’ chiuso e che con la bocca facesse una smorfia: aveva avuto una paralisi facciale, chissà perché. Nonostante le cure con il cortisone che sembrava dare qualche sporadico effetto la malattia è proseguita fino a rendergli impossibile abbeverarsi da solo ed così ogni volta che aveva sete era costretto a correre per la casa in cerca di qualcuno a cui raspare sui piedi e poi correre verso la cucina, dove era stato sistemato il suo beverino, per raspare su di esso, facendo chiaramente capire cosa voleva. La paralisi aveva anche disallineato i suoi denti che non incrociandosi più non si consumavano regolarmente e così una volta al mese bisognava farglieli tagliare. Nonostante tutto la sua vivacità ed il suo appetito non ne avevano risentito e nel Giugno di quell’anno l’arrivo di un gattino trovatello non gli dispiacque, tanto più che il micio, chiamato Romolo, lo scambiò subito per la sua mamma.

Nei primi mesi del 2001 Tippete cominciò a zoppicare ed a perdere peso, nel Giugno dello stesso anno pesava 950 grammi, una serie di iniezioni riuscirono a dargli sollievo e già ad Agosto pesava 1 chilo e 350 grammi; nei mesi di Settembre, Ottobre e Novembre sembrava che tutto o quasi fosse superato, Tippete era vivace, mangiava di gusto e non mostrava segni evidenti della malattia se non una, ormai cronica, magrezza. A partire da metà Novembre cominciarono le crisi: Tippete non riusciva a stare sulle zampe e si dimenava sul pavimento preda forse di crampi o più probabilmente di crisi epilettiche. In queste occasioni l’unica cosa da fare era massaggiarli le zampe posteriori finché la crisi non fosse passata. Negli ultimi giorni di Dicembre era ormai evidente che la malattia di Tippete si era aggravata, non saltava e non correva più, mangiava di malavoglia e beveva sempre meno.

Il 29 Dicembre alle 14:25 l’ho lasciato in cucina che divorava con insolita energia un pezzo di pera, frutto che amava molto, alle 14:55 quando sono ritornato in cucina si era addormentato, per sempre.

Il 30 Dicembre Tippete ha fatto il suo ultimo viaggio verso quel pezzo di prato che amava tanto ed oggi riposa sotto quella quercia alla base della quale amava scavare buche e dormire.

Addio Tippete, sei arrivato nella mia vita nel momento peggiore, quando tutto sembrava andare male ed il mondo era un nemico, e te ne sei andato nel momento migliore, quando tutto ha preso la giusta direzione ed il mondo è diventato un amico. Anche per questo non ti dimenticherò mai.

Adieu, mon amie.

Marcello Salvi
6 Gennaio 2002

 
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